02/02/2010
IL NINTENDO NON M'INTENDE!

Lorenzo ha sette anni. E, come quasi tutti i bambini di sette anni, gioca col suo Nintendo DS.
Bianca, cugina di Lorenzo, ha otto anni e mezzo. E, come quasi tutte le bambine di otto anni e mezzo, gioca col suo Nintendo DS.
Stefano, lo zio di Lorenzo e padre di Bianca, ha quarantun anni. E, come quasi tutti i bambini di quarantun anni, gioca col Nintendo DS della figlia.
Elisa, sorella di Bianca cugina di Lorenzo e figlia di Stefano, ha due anni. E, come quasi tutte le pesti di due anni, stronca il Nintendo DS della sorella maggiore, con conseguente disperazione del padre che non può finire il gioco del prof. Layton!
Per fortuna il padre conosce un tizio che ne conosce un altro che, attraverso conoscenze, può far riparare il prezioso apparecchio senza doverlo inviare all’assistenza che se lo terrebbe, nella migliore delle ipotesi, circa un paio di mesi.
Il Nintendo viene riparato, lo sportello rotto sostituito con un bellissimo effetto cromatico verde-nero. Del resto, cos’altro poteva fare? Non tutti possono avere uno sportello verde da montare su un Nintendo verde rotto. A Bianca piace. E al padre pure. Doppiamente! Finalmente potrà terminare l’ultimo enigma del diabolico professore!
Occorre soffiare nel microfono, per l’ultima parte dell’enigma. Il povero padre diventa cianotico e quasi stramazza al suolo da quanto s’impegna a soffiare, tanto che la madre di Bianca, alzando gli occhi dal suo libro e guardando con commiserazione il bambino di quarantun anni, gli dice: “Ma mi dici che cazzo stai facendo?”
L’uomo non ha neppure la forza di rispondere e sussurra, col poco fiato che gli è rimasto, questa frase: “Temo che sia fottuto anche il microfono…”
Il Nintendo torna dal tizio che ne conosce un altro che, attraverso conoscenze, dovrebbe poter sostituire anche il microfono danneggiato. Purtroppo, dopo due settimane di operazioni, terapie, tentativi estremi, la consolle portatile torna al mittente ancora menomata.
Alla figlia non importa niente se non potrà soffiare nel microfono: male che vada brucerà qualche piatto di “Cooking Mama” per non aver avuto la possibilità di abbassare la temperatura dei fornelli, ma Stefano? Come riuscirà a sopravvivere un uomo che non saprà mai come va a finire la storia di “Layton e lo scrigno di Pandora”?
Domenica è a pranzo, con tutta la famiglia, dai genitori. C’è anche la sorella con il nipote. E quel padre sa che Lorenzo avrà con sé il suo Nintendo rosso… quindi toglie l’R4 dall’apparecchio nero-verde difettoso e se la mette in tasca, come se nulla fosse.
Mezz’ora dopo è lì, davanti al nipotino.
“Lorenzo, quando tua madre ha finito di giocare col tuo diesse, me lo presti?”
“No. Ci gioco io.”
“Dai, Lore, sono solo due minuti… devo finire un gioco.”
“No. Hai quello della Bianca!”
“Quello della Bianca è rotto. E per finire un gioco devo soffiare…”
“No!”
“Dai…”
“No!”
“LORENZO! SE NON MI PRESTI SUBITO IL TUO NINTENDO, QUANDO VIENI A CASA MIA SCORDATI LA MIA WII, CHIARO?”
Stento ancora a crederci! Un minuto dopo un uomo raggiante stava finalmente terminando il gioco di Layton…
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28/01/2010
LA MUSICA BATTE SOLO SUL... BLOG!
“Progetto entusiasmante e impeccabile nella sua realizzazione, "The Fox Blog Compilation" contribuisce a creare un piacevole disordine, abbattendo gli steccati tra colto e "popular", creando solo un'area di grande musica…”
(Corriere della Sera)
“L'opera è trascinata verso la gloria dalla strafamosa "Prendi la mira” di Mooln e Loop che è peraltro il pezzo più staccato ritmicamente dal contesto generale dell'opera…”
(Red Ronnie)
“Un'alchimia Soggetto-Tema Musicale che funziona perfettamente. I tempi sono maturi perché si determini una formidabile breccia commerciale…”
(Carlo Pastore, MTV)
“Quelli che contano (tipo David Bowie, che è anche ospite del disco) dicono che è LA compilation per eccellenza…”
(XL – Repubblica)
“La tracklist dell'ultima compilation selezionata da Fox include tracce dei migliori gruppi e cantanti di sempre! Una bomba destinata a scalare le classifiche di tutta Europa…”
(The Rolling Stones)
"Minghia che figata! Quando esco di qua me la mastarizzo subito da Imiul!"
(Michele)
“Bellissima e fantastica compilation! La Fox Blog Compilation si conferma come migliore prodotto della categoria di quest'anno…”
(F. Facchinetti, RTL 102.5)
"Capolavoro eterogeneo ma omogeneo di reperti sonori mai uguali e mai diversi, questo disco astrae il contesto concreto in modo acritico e lo proietta direttamente sulla virtuale sensibilità del nervo acustico del fruitore-giudice, ovviamente non nell'accezione post Kafkiana. Cosa c'era nel bicchiere?"
(Antonella Clerici)
“Lo voglio come ospite a Sanremo!”
(Antonella Clerici dopo il venticinquesimo gran soleil)
"Fox sta a me come Quincy Jones sta a Krusty il clown. Questo spiega la presenza del brano in questa compilation."
(Danny Loop, musicista)
Con recensioni simili che altro dovrei aggiungere? E’ in arrivo, per un evento veramente speciale, il mio primo disco. Una raccolta di brani scelti tra i tanti podcast che hanno accompagnato i miei post nell’anno duemilanove. Il cd contiene una bonus track con l’inedito della coppia Mooln-Loop, che solo i più fortunati hanno già avuto il piacere di ascoltare in esclusiva su questo blog.
Chi riuscirà a conquistare il prodotto in anteprima?
Si, perché solo colui (o colei) che dimostrerà di essere stato il visitatore numero centomila di queste pagine (vale il contatore arancione) vincerà una copia autografata di questo fantastico cd, in uscita sul mercato tra poche settimane.
La gara è aperta. Buona fortuna!
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AGGIORNAMENTO: per i più capaci e volenterosi il cd sarà disponibile anche in versione IKEA. Sarà fornita la tracklist da scaricare da Emule e i file immagine delle cover (front, back e inlay). Stampare, masterizzare e assemblare tutti i pezzi!
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UPDATE DEL 29/1/2010: dopo un attento esame del filmato dello sprint finale e le immagini del fotofinish, la giuria si è espressa sul risultato del testa a testa tenuto dalla Colf con Imperf. Per pochissimi F5 in più è risultata vincitrice LA COLF, che verrà contattata dall'organizzazione per l'invio direttamente a casa del premio.
Considerato l'enorme interesse e l'elevato numero di partecipanti, la produzione ha deciso, in via del tutto eccezionale, di assegnare anche un CD al commento numero DUECENTO di questo articolo e così via, andando avanti di cento in cento, fino alla noia! Buon divertimento!
UPDATE DEL 1/2/2010: leggi le prime dichiarazioni della vincitrice in questa intervista esclusiva!
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22/01/2010
GIORNO DI FESTA.
Quel giorno ero particolarmente contento. La telefonata di Antonio mi aveva riempito di gioia e di speranza. Contentezza di non sentirmi, in fondo, definitivamente abbandonato.
Spingendo le ruote della mia seggiola attraversai l’atrio, incrociando lo sguardo di Pietro. Mi osservò con un’espressione di sfida, pronunciando un’antipaticissima frase: “Non affrettarti… vedrai che non arriverà!”
“Va’ a cagare, vecchio decrepito” pensai. Ero troppo felice per sciuparmi quella giornata con una stupida discussione con lui. Erano inutili le discussioni con lui. Alla fine voleva sempre avere ragione, negando perfino l’evidenza. Quindi soprassedei a dare voce ai miei pensieri e tirai diritto.
Ero così uscito fuori, da quel ricettacolo di moribondi, attraversando la porta d’ingresso e lasciandomi alle spalle l’odore di stantìo, di muffa, di vecchio. E poter respirare, una volta ancora, il profumo della primavera.
Il buon umore che mi aveva pervaso fin dal risveglio aumentò. Sentivo su di me gli occhi di tutti quei vecchietti che, attraverso i vetri delle finestre, mi sparavano addosso degli sguardi stracolmi di gelosia.
Oggi è il mio giorno, ragazzi. E me lo godrò fino in fondo.
Abbassai il getto d’aria della bombola agganciata alla spalliera della mia sedia e tolsi il tubicino dal naso. Inalai a pieni polmoni quell’aria frizzantina di un soleggiato mattino di marzo. Erano passate da poco le nove, ma non volevo rischiare. Antonio sarebbe potuto arrivare con qualche minuto di anticipo e non poteva non trovarmi ad aspettarlo. Non se lo meritava.
Iniziai ad ingannare l’attesa guardandomi attorno. Gli alberi non mi erano mai parsi così verdi. E le rose delle aiuole erano rosse. Troppo rosse. E, sinceramente, non avevo mai notato quanto brutta fosse quella tinta grigiastra dell’ospizio. I colori apparivano così vivi, diversi rispetto a quello che si percepiva attraverso i vetri sporchi della mia camera. Ho sempre pensato che quella fosse una tattica per farci sentire ancora più vecchi. Mostrarci tinte spente per abituarci alla morte…
“Passo a prenderti alle nove e mezza, mi raccomando babbo! Fatti trovare pronto” aveva promesso Antonio. E io ero lì, pronto, sul marciapiede al ciglio della strada. Ad aspettare che comparisse la sua auto.
L’ultima volta che era venuto a trovarmi era stato quasi un anno fa. C’era anche la moglie… i bambini no. Erano rimasti a casa con i suoi suoceri. Da quando son qui, non li ho più rivisti, ma è comprensibile, del resto: portarli in un ambiente così deprimente… Invece loro erano venuti. Per il mio compleanno… beh, in realtà era stato qualche settimana prima, ma poco importava. Avevano anche portato una torta. Un pezzo, tanto non l’avremmo mangiata tutta. Un po’ indurita forse, ma forse era solo la dentiera che mi ballava in bocca a darmi quell’impressione. Rimasi contento di quella loro veloce visita… di quel sacrificio, come mi era parso di leggere dalle loro facce. In fondo ho deciso io di andarmene. Quando mi sono reso conto di essere diventato ormai inutile e un peso per loro. Nessuno ha cercato di fermarmi e adesso loro abitano in casa mia. Mi correggo: quella che un tempo “era” casa mia…
Vabbè, dai Sergio, basta pensare a queste cose. Tuo figlio sta per arrivare e tu vuoi goderti questa giornata con lui, no?
Rialziamo un po’ il getto dell’ossigeno… e pensa a quanto ti ha reso felice quella telefonata, la scorsa settimana. Tuo figlio che viene a trovarti! Oddio! E se avesse sbagliato a comporre il numero? Magari voleva chiamare qualcun altro e poi, ormai arresosi all’errore commesso, era stato costretto a chiedermi come stavo e a fare quell’azzardata promessa… Ok, e se anche così fosse: ormai l’aveva detto. E io ero sul marciapiede ad aspettarlo. Non poteva tornare indietro.
Giunsero le nove e trenta. Il cuore mi batteva all’impazzata. Andavo avanti e indietro spingendo su quelle ruote e più di una volta rischiai, nel girarmi, di finire giù dallo scalino, sulla strada. Stupido Sergio! Vuoi che la prima cosa che veda di te tuo figlio è il tuo culo secco che cerca di risollevarsi da terra? Calmati, su…
Ero così emozionato che non riuscivo a ricordare neppure che macchina avesse Antonio. Ma lui mi avrebbe riconosciuto. Un vecchio seduto su una sedia a rotelle si nota, no? E se avesse tirato a diritto volutamente, ripensandoci? No… non mio figlio.
Eccolo! Vidi una macchina svoltare e venire diritta… iniziando a rallentare e fermandosi proprio accanto a me. Se avessi aperto bocca in quel momento il cuore se ne sarebbe scappato fuori. Mi limitai a sorridere, mentre il finestrino oscurato si apriva e un uomo, con occhiali da sole e capigliatura scura, ricambiò il mio sorriso. Ma Antonio non stava perdendo tutti i capelli?
Non seppi dargli l’indicazione che cercava. Non sapevo dove diavolo si trovasse quel parco che cercava. “Vattene” pensai, “che se passa Antonio non mi vede. Porta via questa cazzo di macchina da qui!”. L’uomo sicuramente mi lesse nel pensiero e ripartì, augurandomi una buona giornata. Oh, si, pensai tra me e me, questa sicuramente sarà un’ottima giornata!
Le nove e trenta erano passate da dieci minuti. Le mie mani erano sudate e la manopola dell’ossigeno scivolava tra le dita, dandomi l’impressione che avrei potuto ruotarla all’infinito. Beh… un ritardo era giustificabile. Un incidente, un po’ di traffico. Magari si è fermato a fare benzina per essere sicuro di potermi scarrozzare con sé tutto il giorno! E comunque Antonio non era mai stato un tipo puntuale…
Le macchine continuavano a passare, ma nessuna era per me. Ormai le nove e trenta se n’erano andate da un pezzo. E se Pietro avesse avuto ragione? “Non arriverà” mi aveva detto. Stronzo. Con la mente lo mandai a cagare una seconda volta!
Guardai il cellulare. Nessun messaggio e nessuna chiamata non risposta. Non aveva neppure provato ad avvisarmi, quindi sta per arrivare. Sicuro.
In quell’istante sentii il rumore di un clacson, alle mie spalle.
E’ arrivato!
Mi voltai, ma l’espressione di gioia sul mio volto si spense, davanti a un antipatico soggetto che stava alla guida di un grosso mezzo.
“Visto? Te l’avevo detto!” sentenziò Pietro dal finestrino del pulmino dell’ospizio.
“Arriverà!” risposi sbuffando.
“No. E tu lo sai meglio di me!” aggiunse l’uomo.
“Cosa vuoi?” chiesi duro.
“Voglio farti fare un giro.” Il tono della sua voce era calmo e suadente.
“Tu non dovresti essere alla guida del pulmino. Se non ricordo male non hai neppure la patente! Lo sai che succede se gli inservienti ti scoprono?” dissi minaccioso.
“Oggi è festa. Nel lager non c’è nessuno. Chi vuoi che lo scopra? Sali, su…” mi incoraggiò.
“Ma se…” provai a ribattere.
“Non verrà!” dichiarò di nuovo Pietro.
Non risposi e cedetti. Chiusi la manopola dell’ossigeno e tolsi quei fastidiosi tubetti dal naso. Mi alzai dalla mia sedia e, a passi incerti, mi diressi verso l’apertura a soffietto del pulmino che si stava aprendo. Salii il primo gradino guardando ancora all’orizzonte. Nessuno. Poi scossi la testa con rassegnazione e feci l’altro gradino. La porta del mezzo si richiuse dietro di me.
“Vedi” disse con un sorriso Pietro, “io non è che voglio sempre avere ragione. Ma il fatto è che nessuno mi da mai ragione!” E scoppiò in una grande risata.
“Dove mi porti?” chiesi mentre, con un sobbalzo da prima marcia ingranata male, il pulmino ripartì.
Pietro non rispose subito. Poi, fatte poche centinaia di metri, il pulmino rallentò. “Vedi quello là?” mi chiese indicando un signore anziano fermo lungo il marciapiede. Aprì la porta meccanica e si rivolse a quell’uomo: “Mi scusi! A che ora le aveva detto suo figlio?”
“Alle nove e mezza” rispose l’anziano. Pietro lo invitò a salire. Osservai sbalordito il conducente del pulmino. Ad ogni isolato ne trovavamo due o tre, come cani abbandonati lungo la strada. Qualcuno, addirittura, alzava la mano, facendo cenno al pulmino di rallentare, per poter essere raccolto. Il nostro automezzo alla fine era pieno. Tutti raccontavamo la solita storia. E tutti ci sentivamo maledettamente tristi e inutili. Tutti fregati dai nostri figli che a tutti avevano dato appuntamento alla solita ora. Le nove e mezza. Come se si fossero messi d’accordo. Non c’era più un posto libero, ma quel pulmino, guidato da uno strambo soggetto, continuava ad andare avanti.
“Pietro, dove stiamo andando adesso?” chiesi.
“Andiamo a celebrare degnamente questo giorno di festa, no?”
Non capivo.
Osservavo attraverso quel parabrezza davanti a me e non vedevo niente. Solo l’orizzonte. Come se non ci fosse alcun parabrezza la mia immagine non veniva minimamente riflessa da quel vetro. Mi voltai verso i miei compagni di viaggio. E li vidi fragili e trasparenti, proprio come vetro.
Fu allora che compresi.
Raccolsi le mie ultime forze, prendendo tutto quel poco fiato che mi era concesso senza la mia bombola, e mi sollevai in piedi gridando.
“Siamo pronti? Oggi è il nostro giorno, ragazzi! Il giorno delle persone inutili!”
Dopo un attimo di silenzio, un coro esultante si sollevò all’interno del’abitacolo. Anche Pietro sollevò in alto un pugno chiuso.
Poco dopo il silenzio ripiombò su di noi, mentre il pulmino continuava nel suo interminabile tragitto verso l’infinito.
Mi risiedei continuando a guardare l’orizzonte, in attesa di scomparire del tutto e una lacrima calda mi scese su un sorriso stanco…
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On air: Gary Jules, "Mad World"
Scritto da : fox1968@v in Fox Tales | Link permanente | Commenti (125) | Segnala
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